La forza di una canzone: la leggenda del Piave

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Per sconfiggere la nostalgia degli affetti e l’angoscia dell’assalto i soldati iniziarono a cantare nelle lunghe ore di trincea e durante le marce. Il ritmo e la musica dei canti sono semplici ma le parole profonde arrivano dritte al cuore di chi ascolta. Queste canzoni testimoniano le tristi condizioni e i sentimenti dei soldati in guerra. Esse mettono in risalto gli aspetti più crudi della guerra: la morte del capitano, il dolore dei soldati, la crudeltà degli imperatori e quasi sempre la morte di tanti uomini.

Va sottolineato come alcuni testi differiscano dalle versioni cantate addirittura per strofe intere che spesso nella versione musicata vengono eliminate completamente. Questo e’ dovuto alla fonte dei testi presi in esame che risultano a volte diversi a seconda di chi li cantava o il momento in cui venivano usati. Nonostante questo il loro significato sociale e valore storico non ne viene assolutamente sminuito.

In mezzo a tanti titoli che raccontano ed esaltano le gesta delle varie compagnie, si trova un ampio repertorio dedicato alle schiere alpine.

Ne è un esempio Il testamento del Capitano. Il canto deriva da una antica ballata composta nel 1528 per onorare la morte del marchese di Saluzzo, capitano delle armi francesi. Il testo fu più volte rielaborato nel corso dei secoli e venne infine adottato dagli alpini nella Prima Guerra Mondiale (venne intonato anche durante la Seconda): la melodia rimase la stessa, cambiarono solo le parole.

La storia è quella di un capitano che ferito in combattimento, sul punto di morte desidera che i suoi alpini lo vadano a trovare. Ma gli viene riferito che i suoi alpini

non han scarpe per camminà.

Nonostante ciò i soldati riescono ad arrivare dal capitano e ascoltano i suoi ultimi desideri. Egli vuole che il  suo corpo

in cinque pezzi sia taglià.

Il primo pezzo al Re d’Italia che si ricordi del suo capitan.

Secondo pezzo al reggimento che si ricordi dei suo soldà.

Il terzo pezzo alla mia mamma che si ricordi del suo figlio alpin.

Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor.

Il quinto pezzo alle montagne che lo ricopran di rose e fior.

Le estreme condizioni di vita dei soldati si evincono in maniera particolare da un canto che prende il nome dal monte che durante il primo conflitto mondiale fu grande scenario di guerra, ovvero il Monte Cauriol. In apertura sono descritte proprio le intemperie alle quali erano esposti i giovani combattenti:

Tra le rocce, il vento e la neve

 siam costretti la notte a vegliar.

Altrettanto significativa è la chiusa che affronta ancora una volta il tema dell’onore del perdere la vita in combattimento:

Genitori piangete piangete,

se vostro figlio non dovesse tornar.

Vostro figlio è morto da eroe

sull’alte cime del Monte Cauriol.

Questi sentimenti sono riscontrabili anche in un altro famoso canto del reggimento degli Alpini, anch’esso intitolato in seguito al luogo della prima importante azione militare della guerra, ovvero il Monte Nero che fu conquistato dall’esercito italiano il 16 giugno 1915.

Spunta l’alba del 16 giugno,

comincia il fuoco l’artiglieria,

il Terzo Alpini è sulla via

Monte Nero a conquistar.

Rivolgendosi direttamente alla montagna i soldati dicono

Monte Rosso e Monte Nero,

traditor della vita mia,

ho lasciato la casa mia

per venirti a conquistar.

Per venirti a conquistare

abbiam perduti tanti compagni

tutti giovani sui vent’anni

La sua vita non torna più.

La conquista però non fu delle più semplici.  A pochi metri dalla trincea, infatti, l’esercito fu assalito e molti uomini catturati.

Il colonnello che piangeva

a veder tanto macello:

– Fatti coraggio, Alpino bello,

che l’onor sarà per te! –

Arrivati a trenta metri

dal costone trincerato

con assalto disperato

il nemico fu prigionier

La disperazione per l’esito disastroso del combattimento è sottolineata dal pianto del colonnello.

L’imperatore austriaco, allora, mette una taglia sugli alpini italiani ma l’alpino non è vile e non si arrende, preferisce la morte all’essere fatto prigioniero.

Ma Francesco

l’Imperatore

sugli Alpini mise la taglia:

egli premia con la medaglia

e trecento corone d’or.

Chi gli porta un prigioniero

di quest’arma valorosa

che non forza baldanzosa

fa sgomenti i suoi soldà.

Ma l’alpino non è un vile,

tal da darsi prigioniero,

preferisce di morire

che di darsi allo straniero.

O Italia, vai gloriosa

di quest’arma valorosa

che combatte senza posa

per la gloria e la libertà.

Il canto si chiude con un’apostrofe all’Italia e una lode ai suoi alpini

Bella Italia devi esser fiera

dei tuoi baldi e fieri Alpini

che ti dànno i tuoi confini

ricacciando lo stranier…

Senza dubbio il canto della Prima Guerra Mondiale che la maggior parte degli Italiani conosce è La Leggenda del Piave, altrimenti nota come La canzone del Piave. Il maestro Giovanni Gaeta compose questa canzone nel giugno del 1918, quando l’Impero Austroungarico decise di sferrare l’attacco decisivo sul fronte del Piave, nella speranza di concludere così la guerra contro l’Italia, reduce dalla sconfitta di Caporetto. L’esercito nemico riuscì ad avvicinarsi ad alcune cittadine venete, ma trovando il fiume in piena fu costretto ad arrestarsi. Iniziò così la resistenza dell’esercito italiano guidato da Armando Diaz. L’inno contribuì a tenere alto il morale delle truppe italiane. Lo stesso generale Diaz inviò un telegramma a Gaeta sostenendo che : «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!»  e che aveva così giovato all’esercito e di conseguenza a tutta la nazione.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il 24 maggio.

Così recitano le prime battute della canzone. Era il 24 maggio del 1915, anno in cui l’Italia entrava a tutti gli effetti nel primo conflitto mondiale.

Alla fine dell’anno, i soldati erano già stati impegnati in ben quattro battaglie combattute sull’Isonzo, seguite da una quinta nel marzo del 1916, mentre nel maggio dello stesso anno gli austriaci intrapresero la cosiddetta Strafexpedition, la spedizione punitiva nei confronti dell’Italia traditrice. L’esercito austro-ungarico uscì vincitore conquistando tutto l’altipiano di Asiago e catturando tra i tanti prigionieri i due trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi, condannati per alto tradimento e impiccati a Trento.

Seguirono altre sei battaglie sul fronte isontino, tutte con modesti risultati.

Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.

Profughi ovunque dai lontani monti, 

venivano a gremir tutti i ponti.

Il 24 ottobre 1917 gli austriaci lanciarono una massiccia offensiva sul fronte italiano facendolo crollare e avanzando per 150 chilometri nella Pianura Padana. È la disfatta di Caporetto, che oltre ad ingenti perdite sia tra i soldati che tra i civili, causò la ritirata frettolosa dell’esercito italiano, ormai convinto che la guerra fosse persa.

No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.

È proprio dopo la terribile sconfitta a Caporetto che il Piave inizia a fare da protagonista nella storia: lungo il corso del fiume venne fermata l’avanzata dell’esercito austriaco.

Negli ultimi mesi del 1917 l’Austria ritirò in parte le sue forze per prepararsi all’offensiva finale contro gli italiani. Il 15 giugno dell’anno seguente fu sferrato l’attacco che doveva rivelarsi decisivo alle sorti del conflitto, ma che fu invece un fallimento.

La cosiddetta battaglia del Solstizio segnò la fine degli intenti austriaci sul fronte italiano e fu in grado di risollevare il morale dei giovani soldati,

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!

L’ultima strofa inneggia alla vittoria finale degli italiani con la presa di Trento e Trieste, che riporterebbe idealmente in vita i patrioti Oberdan, Sauro e Battisti.

Fu sacro il patto antico, tra le schiere

Furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!

La canzone non si discosta molto da ciò che successe realmente: dopo una riorganizzazione generale, il 24 ottobre iniziò la battaglia conclusiva, sempre sullo scenario del Piave, che portò qualche giorno dopo alla liberazione di Vittorio Veneto ed infine alla firma dell’Armistizio a Villa Giusti, il 4 novembre.

Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

La guerra è finita e il Piave può finalmente riposare, nessun soldato è più impegnato in battaglia lungo le sue rive.

Domande 

Qual era lo scopo di questi canti?

Erano testi e musiche originali?

Quali valori vengono esaltati nei testi delle canzoni?

Nel testo della Canzone del Piave si fa riferimento a Sauro, Battisti e Finzi. Chi erano? Perché si dice che vengono visti risorgere?

leggendadelpiave

 

 

http://www.cimeetrincee.it/canzoni.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/La_canzone_del_Piave

Roberta Vendrame con le alunne Antea Lovisa ed Aurelia Spina

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