LA MISERIA

Home / / LA MISERIA

La miseria del tempo di guerra viene esemplarmente rappresentata dalla comunità di Cordenons, piccolo centro agricolo confinante da est con Pordenone. La principale testimonianza al riguardo viene dal diario di guerra del giovane Erminio Manfrin.

«(…) Sono ancora le donne che continuano ad avere fiducia nella Patria e a sperare nella Provvidenza anche nei momenti più cupi, suscitando un sorriso benevolmente compassionevole nel giovane Manfrin quando danno credito alle voci secondo cui sacchi di pane sono stati lanciati da aeroplani italiani in un paesello vicino: “Povere donne, quanto è sicura e forte la loro fede nell’Italia!”

[…] Aggravò la situazione il fatto che, nonostante le direttive impartite dai vertici, non si realizzò quasi ovunque un costruttivo sfruttamento delle potenzialità agricole e industriali locali. Troppo massicce erano state le sottrazioni di attrezzi, macchinari, animali, materie prime, per poter continuare o riprendere le attività produttive.

[…] Già si erano avute le prime avvisaglie di una grave difficoltà di approvvigionamento quando, verso la metà di novembre del 1917, erano arrivati in paese soldati con carreggi. Manfrin ne descrive così l’aspetto: “Per le strade si vedono ora soldati che muovono compassione; vecchi o giovanissimi, sozzi, puzzolenti, stracciati e affamati, chiedono piagnucolosi un pezzo di polenta. Assicurano che nei loro paesi non si trova più di che sfamarsi”. Solo due giorni dopo transita per la piazza una moltitudine di prigionieri italiani sorvegliati da pochi ufficiali tedeschi, provenienti da Cividale e diretti a Pordenone, e agli occhi del nostro diarista si ripresenta la stessa eloquente immagine: “Implorano, passando, alla popolazione un pezzo di polenta, sono affamati in modo compassionevole.”

Quando si risente il fischio della vaporiera, nell’animo di tutti si accendono nuove speranze. Se ne fa portavoce il nostro autore che in data 24 novembre, con precisione temporale, annota: “(…) i nemici hanno riattivato la ferrovia sul ponte del Meduna. Si sperano così i generi di prima necessità o che, almeno, non passi più la truppa per i paesi e finisca così di spogliare la popolazione dei piccoli sostegni rimasti per miracolo”.

Diametralmente opposte le attese del generale Below di fronte al medesimo evento; preoccupato che le scorte delle munizioni, costituite con gran dispendio di energie nelle vicinanze delle batterie, possano venir danneggiate dal maltempo, vede nella ripresa del trasporto ferroviario un immediato superamento del problema. “(…) La ferrovia era stata prolungata fino a Pordenone, dove a partire dal 25 il ponte doveva essere utilizzato, per cui si poteva sperare di raggiungere Conegliano per fine mese.

Intanto a Cordenons i viveri non arrivano e il treno persegue finalità diverse. Verso la fine del mese svaniscono le ultime speranze: “Nessuna risorsa ci arrivò dal nuovo governo, da diversi giorni si mangia senza il sale. (…) Pochi chilogrammi di granturco vengono distribuiti alla popolazione più bisognosa dalla finestra della saletta del Municipio dove fino a pochi giorni fa si pagavano i sussidi”. In data 25 novembre il Maggiore Comandante di Tappa, Braun, rivolge alla popolazione dei paesi a lui sottoposti, tra cui Pordenone, Cordenons, San Quirino e Roveredo, un avviso recante queste parole: “(…) prenderò cura che gli abitanti i quali si sottomettono di buon grado al nuovo ordine di cose non abbiano nessuna pena, e che gli approvvigionamenti per la popolazione siano assicurati”.

Ciononostante, in breve tempo la situazione precipita per tutti. Il nostro diarista [ci] informa che anche i soldati acquartieratisi in paese soffrono la fame, e i prigionieri non ricevono più nutrimento da loro: dalla Caserma in via Branco i reclusi cominciano a evadere spinti dalla necessità di sopravvivere e a volte non vengono rincorsi, rimangono liberi. I suoi preziosi ragguagli si fanno ancora più precisi: lo stabile militare conteneva circa 4 mila prigionieri dei quali almeno un terzo era fuggito in preda ai morsi della fame. “Si nascondono nelle campagne e, come lepri, scendono ad ora lecita ai casolari implorando un boccone”. Nella sua stalla passano la notte due evasi che gli confidano di voler raggiungere l’Italia anche a costo di morire. I primi di dicembre, finalmente, vengono distribuiti alla popolazione quattro centesimi di sale, ma solo due giorni dopo un ufficiale tedesco, con un discorso in italiano, ammonisce gli abitanti di “far massima economia, perché non si avrà per tre mesi nessun soccorso dal nuovo governo”. Successivamente Manfrin conferma: “… il governo del nord non dà viveri e nemmeno il sale”.

Verso Natale si diffondono per il paese voci foriere di pace. L’illusione è breve. Si tratta solo di considerazioni che circolano tra i soldati come conseguenza del fatto che non hanno più “[né] viveri [né] munizioni”.

Nel frattempo i ladrocini delle truppe che fanno tappa in paese tornando dal Piave continuano: “… svaligiano le botteghe di ogni merce pagandola un decimo o niente (E. Manfrin). La popolazione è priva di ogni cosa: il raccolto è esaurito, le botteghe vuote, il governo del nord latitante.

Con la miseria è arrivato anche il maltempo: freddo, pioggia, neve.»

(da Mario Ongaro, Anna Maria Piccolo Stella, “Cordenons durante la Grande Guerra”, 2005 Comune di Cordenons, pagg. 89 e 97-103).

  1. Perché il Comune di Cordenons si trova sotto il controllo militare dei “tedeschi”? In quale fase della guerra ci troviamo?
  2. La miseria sofferta dalla popolazione, civile e anche militare, in tempo di guerra è una conseguenza diretta o indiretta delle vicende belliche? In che senso?
  3. Quanto distano all’incirca Cordenons e Conegliano? Perché all’epoca si immaginava che raggiungere Conegliano avrebbe potuto rivelarsi strategico?
  4. Sai che cos’è la polenta e quali sono le regioni in cui è particolarmente popolare? Informati sulle ragioni della sua diffusione in quelle zone.
  5. La vicenda di Cordenons sembra aprirsi a un momento di speranza quando sta per essere riattivata la linea ferroviaria: per quali motivi il treno risulta così strategico in guerra? Con quali priorità le autorità decidono di sfruttarne la risorsa?
  6. Durante l’occupazione ci sono atteggiamenti che dimostrano una forma di compassione da parte degli occupanti nei confronti dei soldati italiani prigionieri: in cosa consistono?
Related Projects